giovedì 1 gennaio 2026

Il significato del dono del corpo nel matrimonio


Dagli scritti di Pierre Dufoyer.


Cerchiamo dunque di renderci perfettamente conto del dono del corpo, secondo i piani della Provvidenza. Cerchiamo di comprendere nel suo completo significato la portata della dedizione fisica nel piano provvidenziale. In questo si inserisce, quando unisce anche il dono dei cuori e delle anime e, in tal modo, si manifesta come un dono più grande e nobile alla persona amata [...]. Quello che possiamo costatare della sua nobiltà e della sua bellezza non ha nessun valore se si considerano solo le manifestazioni fisiche. Queste acquistano valore solo quando il loro dono è un gesto dell'anima. Il dono completo di sé favorisce al massimo grado la fusione di due esseri ed è l'elemento principale che distingue l'amore dall'amicizia. L'amicizia è unione di anime, di spiriti, di cuori in uno scambievole affetto. Anche l'amore è tutto questo, ma vuole gelosamente essere molto di più. Non esclude nessuna unione, non si priva di nessun particolare mezzo di espressione e di realizzazione del totale dono dell'uno e del totale possesso dell'altro. Vuole quindi aggiungere all'unione delle anime, degli spiriti e dei cuori anche quella dei corpi il cui significato è un tentativo, un anelito per esprimere la totalità del dono e la profondità dell'amore che fiorisce nei cuori. E questo donarsi fisicamente, questo grande sacrificio del suo pudore verginale e dell'intimità del suo corpo, non hanno altra ragione all’infuori dell'amore della donna per il suo sposo. Il suo donarsi esprime inoltre con tutta chiarezza il particolare grado di intensità dell'affetto, poiché mostra come voglia darsi a lui interamente e definitivamente col corpo come col cuore. Il dono del corpo è quindi la traduzione in realtà, il simbolo tangibile di un amore che vuol essere senza nessuna riserva. Compiuto con questo spirito, si nobilita e diventa grande e bello; gesto del cuore, gesto dell'anima che pervade il corpo e lo induce ad esprimere i più profondi sentimenti. Se l'unione dei corpi è ispirata dall'amore dei cuori e delle anime, è lo sforzo più completo di due esseri che si amano per donarsi l'uno all'altro perfettamente. Al di fuori dell'unione dei corpi può esservi la donazione totale delle volontà e dei cuori, ma non è totale nella sua espressione. E dove esistesse la sola unione fisica senza unione di cuori e di anime, ci sarebbe unicamente un gesto organico qualsiasi. Ma se proviene da l'unione del corpi e delle anime, il dono reciproco è così completo come non può esserlo maggiormente sulla terra. Si comprende ora chiaramente il significato della donazione del corpo e lo spirito che deve animarla. Si comprende pure che, quando questa è compiuta nella sua pienezza umana e in conformità ai fini della Provvidenza, non è solo un segno o simbolo ma è realmente nutrimento all'amore dei due coniugi. La donazione del corpo alimenta, rinvigorisce e aumenta l'amore coniugale. E lo si capisce facilmente: l'amore viene rafforzato dal dono di sé e con l'accogliere il dono dell'amato. Sentirsi amato intensamente suscita pari amore e intensifica l'affetto reciproco degli sposi. L'unione dei corpi serve anche ad acquietare le tensioni coniugali, ed è quindi uno dei fattori più importanti per la reciproca buona armonia degli sposi. Nel corso della loro vita saranno inevitabili gli urti per mille motivi: diversità di carattere, di vedute, di gusti, di sensibilità, eccessivo affaticamento, nervosismo, preoccupazioni, ecc. Se però poi segue lo scambievole donarsi in modo amoroso e felice, l'appassionata affermazione dell'affetto reciproco che uno sente per l'altro, ecco che le ombre fluttuanti nell'aria vengono spazzate. Ogni malumore è dissipato, i nervi e i sentimenti si distendono e i piccoli screzi sembrano minimi e insignificanti di fronte alla grandezza dell'affetto che uno sente per l'altro. Quando la dedizione dei corpi è attuata con spirito conforme ai fini della Provvidenza, coopera grandemente alla buona armonia tra gli sposi. […] Attraverso la dedizione del corpo gli sposi potranno anche scorgere la loro reciproca interdipendenza. La dedizione mostra in modo evidente quanto uno abbia bisogno dell'altro e come la concordia reciproca e l'armonia tra loro sia indispensabile alla pienezza della loro felicità. Queste verità valgono in ogni singolo momento del matrimonio, ma assumono una particolare evidenza nei momenti dell'unione. Affinché ambedue possano raggiungere la maggior gioia possibile, debbono donarsi d'accordo, e nello stesso tempo partecipare al dono col cuore e con l'animo. Devono cercare di percorrere tutt'e due assieme la via dell'amore e le sue manifestazioni. Lo sposo cercherà di padroneggiarsi, e si preoccuperà perché la sposa giunga al piacere; la sposa deve rallegrarsi della gioia dello sposo. Soltanto allora l'unione raggiungerà la sua forza di espressione spirituale, il massimo dell'efficacia dell'amore e della gioia. Allora questi istanti diverranno gli autentici simboli di quello che deve realizzare l'intera vita matrimoniale: essi richiamano alla memoria il fine del reciproco perfezionamento, la legge dell'educarsi al sacrificio di sé e alla premura per l'altro. Infine questi istanti palesano il volto dell'animo sotto una luce speciale e molto più chiaramente che in qualsiasi altra ora. Fanno conoscere i caratteri e il fondo dei cuori. Manifestano l'intensità e la dovizia dell'amore che ci si dona reciprocamente; ne mostrano la qualità, la purezza e la veracità. Ne attestano la dolcezza e la delicatezza. Certo, nel corso della vita matrimoniale si presentano delle occasioni disinteressate per dimostrare la vera natura dell'amore con fatti e con sacrifici. Tuttavia non ve ne saranno più facili e più spontanee. Così, il dono dei corpi, attraverso la manifestazione della qualità dell'amore reciproco, favorisce molto la gioia dei cuori, l'incanto della vita comune, l'espansione delle anime, quando l'amore sia veramente tenero e profondo (anche il contrario è vero; quando gli istanti di unione mostrano un amore tiepido, misero, egoista, invece di unire, deludono crudelmente). Le possibili ricchezze del dono fisico consistono dunque in tutto ciò. Si può sprecarle, mutilarle e rovinarle. Si può rovesciarle in modo che quanto dovrebbe essere la manifestazione dell'amore e il suo nutrimento sostanziale, diventi una dimostrazione di egoismo, una ferita, una morte per l'affetto. Per sviluppare tutta la ricchezza e i vantaggi del dono di sé, bisogna viverlo nel suo significato umano e secondo i fini della Provvidenza. Deve essere dettato dall'amore, realizzato nell'amore, pervaso di dolcezza, di purezza, di carità e di rispetto per l'altro; e per quanto riguarda l'esecuzione, deve essere compiuto in perfetta purezza, cioè nel rispetto dei suoi fini e dei suoi riti. Le spose che hanno compreso quale sia la grandezza e il valore e le relative ricchezze celate nel dono del corpo, debbono prepararsi ad eseguirlo nella sua pienezza spirituale, nella sua lealtà fisica e in purità. Se occorre, vinceranno il puritanesimo della loro educazione anteriore e prenderanno in considerazione la loro missione provvidenziale di donne maritate. Contemperata dal significato profondo e nobile del dono del suo corpo, la donna capisce che può essere concesso solo nel matrimonio. Espressione fisica del dono totale di sé, dono d'amore, tale atto può essere consumato, soltanto quando esista un legame solenne e pubblico, in uno stato di vita che consacra questo dono di sé definitivo e totale, sino alla morte. Tale stato di vita è fondato solo nel matrimonio monogamico e indissolubile. Il fidanzamento rappresenta solo la strada che vi conduce. Sarebbe quindi estremamente incauto compiere questa totale e duratura dedizione quando si è ancora nell'incertezza — anche se la fidanzata fosse fermamente decisa a sposarsi — finché possono ancora nascere dei dissensi, che sorgerebbero molto spesso se il possesso del corpo fosse già avvenuto durante il fidanzamento. Quanti giovanotti farebbero promesse illusorie di matrimonio per soddisfare la loro passione! Una donna scrive: "Al di fuori del matrimonio la donna è in balia dei capricci dell'uomo. Egli la prende, la possiede, la rende madre, se ne annoia e l'abbandona per cominciare altrove una nuova avventura" (Tinayre).

Si arriva alla stessa conclusione anche dalla costatazione che il dono del corpo porta come frutto il bambino. La dottrina cristiana insegna che è lecito solo agli sposi. Se fosse permesso al di fuori del matrimonio, avrebbe delle conseguenze sociali davvero sconfortanti. Spesso la madre rimarrebbe sola poiché il padre si sarebbe volto ad altre avventure. Essa avrebbe il doppio compito di pensare a sé e al suo bambino. Dovrebbe lavorare e lavorare sodo con discapito della sua salute e dell'educazione del figlio che potrebbe vedere solo la mattina presto e a tarda sera. L'educazione del figliuolo sarebbe priva dell'influenza paterna. Quali danni per la donna, il bimbo, la società! Il dono del corpo al di fuori del matrimonio è un grave passo falso per la giovane, anche quando realmente si abbia intenzione di sposarsi. Sono accaduti dei casi nei quali un fidanzato è rimasto ucciso per un incidente e ha lasciato dietro di sé una fidanzata incinta. Il matrimonio ha tutto previsto, per quanto sia possibile su questa terra, per prevenire tali svantaggi. Dobbiamo sottolineare nuovamente che il dono del corpo si trasforma in una ricchezza per gli sposi solo quando è realmente compiuto nel rispetto dei valori umani e dei fini assegnatagli dalla Provvidenza. Se si rovescia la gerarchia reale degli elementi costruttivi, questi sono trascinati al disordine e ci si danneggia nelle relazioni matrimoniali. Succede in tal caso che l'elemento del solo piacere sensuale sovrasti ogni altra cosa. Le componenti della dedizione e dell'affetto vengono interamente soffocate, e l'egoismo prende il primo posto invece dell'amore. La sensualità distrugge volontariamente la fecondità dell'unione matrimoniale e le toglie le sue più grandi possibilità, quelle di chiamare alla vita nuovi esseri, per realizzare, con modi artificiosi, solo un appagamento sensibile. E così l'alto valore della donazione dei corpi viene completamente distrutto e diventa un elemento negativo. Basta guardarsi attorno per vedere le empietà degli istinti sfrenati. Se un essere si abbandona al gioco dei suoi capricci, si dimostra un distruttore in modo spaventoso: il voluttuoso diventa egoista, poiché sacrifica al suo piacere gli altri e anche la stessa felicità familiare. L'istinto scatenato è la causa dei dolori di tante coppie di sposi. Da esso scaturiscono le gelosie selvagge, l'odio passionale, la decadenza spirituale, mentale e fisica delle malattie veneree, i tradimenti, i delitti, la morte. […] Le statistiche della mortalità mostrano con i loro dati che la voluttà uccide. Quanto è saggia la Chiesa cattolica che proclama nello stesso tempo le ricchezze e i pericoli del dono dei corpi, che rigetta il disprezzo manicaico e giansenistico, come pure l'idolatria della sessualità. La Chiesa rispetta la sessualità. [...] Gesù Cristo non ha forse elevato il contratto matrimoniale a sacramento, trasformando gli atti coniugali, lealmente compiuti, in canali di grazia santificante e grazie attuali, in meriti degni di eterna ricompensa? [...] Il sesto comandamento è dettato, nel pensiero della Chiesa, dalla stima dell'importanza della sessualità. Se l'unione fisica è permessa solo nel matrimonio, è soprattutto per il motivo del suo nobile significato, cioè il dono totale di sé, e per assicurare alla moglie e ai figli un sostegno duraturo nella vita: alla donna, un uomo che l'aiuti per tutta l'esistenza a portare i pesi della maternità, dell'andamento domestico, del nutrimento dei figli; ai bambini, un padre che si aggiunga e completi il lavoro materno dell'educazione. Iddio vuole, principalmente per la donna, per il bambino e per la società, che l'atto di così grande importanza dell'unione dei corpi sia circondato dalla massima sicurezza, che è anche propizia allo sviluppo dei suoi più ricchi frutti umani. 


[Brano Tratto da "La donna nel matrimonio", di Pierre Dufoyer, traduzione di Maria Crivelli Visconti, Edizioni Paoline, 1958]. 

lunedì 1 dicembre 2025

Un buon matrimonio

[Brano Tratto da "La donna nel matrimonio", di Pierre Dufoyer, traduzione di Maria Crivelli Visconti, Edizioni Paoline, 1958]. 


La donna dovrà rendersi conto di quanto, come donna, deve a Cristo e alla Chiesa; dovrà comprendere che le leggi con cui la Chiesa circonda l'amore non hanno lo scopo di soffocarlo, ma di dargli la possibilità, sempre più e meglio, di vivere e di godere il grande amore a cui il suo cuore femminile aspira...

IL MATRIMONIO PERFETTO

" Non tantum caro, sed spiritus unus erat ". " Essi erano due in uno; nel corpo come nello spirito ". (Epitaffio di due sposi cristiani)

Esporremo la concezione cristiana del matrimonio, non come possiamo vederla realizzata in qualche caso particolare, ma come dovrebbe essere, come la Chiesa la descrive, la chiarisce e come si sforza di portarci a viverla. Il matrimonio è la comunione di vita di due persone di sesso diverso, nata da un dono libero e reciproco fatto per amore. Il matrimonio è comunione totale di vita: unione di corpi, di cuori, di spiriti, di anime (totalità nell'intensità), sino alla morte (totalità nella durata). L'unione dei corpi è uno degli elementi che distingue l'amore dall'amicizia. L'amicizia è possibile tra persone di eguale sesso, l'amore coniugale, no. L'amicizia è confidenza dei cuori, degli spiriti e delle anime. Anche l'amore coniugale è tutto questo, e in più intimità fisica, e completa e duratura convivenza nella stessa abitazione. Esso è perciò un'amicizia con una intimità più integrale, perché comprende tutto l'essere, sia fisico che psichico e perché permette gli arricchimenti speciali inerenti alla sessualità. Dall'unione dei cuori si sprigionano tutti gli elementi affettivi e sentimentali dell'amore, come la dolcezza e l'ebbrezza nel rivedersi, la gioia di vivere l'uno accanto all'altro, la felicità dell'essere assieme. Essa permette che l'uno cresca nell'altro, uno completi l'altro, lo sviluppi, e lo renda felice. Questa unione dei cuori, elevando il dono dei corpi, distingue l'amore degli uomini da quello delle bestie, l'amore per la sposa da quello per la compagna occasionale. L'unione degli spiriti comprende tutti gli elementi intellettuali dell'amore, la concordanza delle idee, dei giudizi, del modo di vedere e di pensare. Dicendo " concordanza ", intendiamo un amichevole e amorevole scambio, e non il dispotismo di un coniuge autoritario di fronte ad una povera moglie moralmente rimpicciolita o quasi annullata. [...] Tra l'uomo e la donna non vi è un grado diverso di umanità; vi sono tra loro soltanto differenze psicologiche e fisiologiche nell'ambito della stessa natura umana. Uomo e donna sono tra loro diversi, non disuguali, complementari e non subordinati in quanto persona umana. Come in ogni società, nella casa è necessaria una autorità. Psicologicamente il temperamento maschile è per natura più propenso ad esercitare tale autorità; il temperamento femminile è più incline ad accettarla. Ecco perché l'autorità indispensabile in una famiglia, spetta di per sé al marito. È d'altronde possibile ripartirne saggiamente i vari settori secondo l'attitudine dei sessi. L'autorità maschile non ha il diritto di opprimere la personalità femminile né di degenerare in dispotismo. Deve essere una amorevole e tenera risolutezza che giunge a conclusioni ragionevoli e comuni dopo uno scambio di vedute. Solo in questo senso, secondo la retta ragione e secondo la dottrina cristiana, lo sposo è il capo della donna. [...] Se questa unione degli spiriti s'aggiungesse a quella dei corpi e dei cuori, l'amore umano si distinguerebbe ancora maggiormente da quello delle bestie, e la sposa dalla donna di un giorno. Per unione delle anime, intendiamo tutti i moti naturali e soprannaturali fino alla profondità dell'essere, fino agli elementi tanto radicati nel substrato dell'individuo da non poter essere sufficientemente chiariti. È una sorta di osmosi, una specie di crescita intima di uno nell'altro, un vivere all'unisono, una intimità soprasensibile nella quale l'uno appartiene all'altro. L'uno vive tanto nell'altro che le sue gioie diventano le " nostre " gioie, [...] le sue contrarietà le " nostre " contrarietà, i suoi pericoli i " nostri " pericoli. Uno, in certo qual modo, diventa l'altro. In due sopportano le stesse prove, soffrono gli stessi dolori, godono le stesse gioie; e nelle ore tristi come in quelle liete sono sempre fedeli. L'unione delle anime che rafforza quella dei corpi, del cuore e degli spiriti distingue nettamente lo sposo e la sposa dall'amante e la sua amica. Questi ultimi sono spesso soltanto fedeli nel successo; solitamente soltanto i veri sposi sono uniti anche nelle più dure prove. L'unione sino alla morte: è la totalità in relazione alla durata. Uomo e donna si sono amati senza alcuna riserva; cammineranno assieme a fianco a fianco attraverso le gioie e le prove della vita, attraverso possibili urti, sino alla fine delle forze, quali compagni di entusiasmi nella giovinezza, del lavoro nella maturità e della solitudine nell'età avanzata. Questa unione nasce dalla dedizione reciproca e spontanea nell'amore. Il dono di sé deve essere reciproco. Ci si dà interamente, con le proprie ricchezze materiali, le proprie forze umane, corporali, sentimentali e intellettuali e si riceve dall'altro tutte le corrispondenti dovizie. Ci si dona per avere dall'altro la felicità e per rendere l'altro felice. Il matrimonio non è un puro possesso dell'altro o la ricerca della sola felicità individuale, poiché, in tal caso, sarebbe egoismo. Non è neanche solo dedizione all'altro, ma deve essere " unione ", cioè nello stesso tempo possesso e dono. La spontaneità della dedizione totale di sé e l'amore che la detta, costituiscono la grandezza e lo splendore umano del matrimonio. Non si può immaginare nessuna concezione del matrimonio più elevata di questa. È cosa che la Chiesa cerca di presentarla e farla vivere nel mondo. Purtroppo non è vissuta da molti nella sua reale perfezione. Certe donne hanno del matrimonio una concezione egoistica e terrena. Altre vi cercano una maggiore libertà personale e l'appagamento del proprio sentimento più che la felicità dello sposo; aspirano principalmente ad essere adulate, lusingate, e circondate da tenerezza. Però anche queste hanno quasi sempre, in qualche modo, il desiderio di sacrificarsi per il marito e per i figli. Si può difficilmente immaginare una fanciulla col cuore così arido, così egoista e poco femminile da pensare solo a se stessa. Donarsi completamente e per sempre; questa è la vita matrimoniale voluta da Dio. Quando gli sposi portano quest'amore nel matrimonio, quando la scelta dei loro cuori è stata buona, fonderanno una famiglia davvero fortunata, e vi spargeranno gioie e felicità a piene mani per poi in essa ritrovarvele entrambe.